You are currently viewing Luci e ombre della DAD

Luci e ombre della DAD

Luci e ombre della DAD

Uno sguardo morigerato e virtuoso sulla DAD, dall’altra parte della cam: quella di un insegnante.

Parla Carmine Monaco, insegnante e creatore della pagina “il tempio della matematica In questo testo ci racconta, con generosità e schiettezza intimista, la DAD dal suo punto di vista, non risparmiando i mea culpa e le sfumature. Luci e ombre della DAD è un flusso di coscienza che somiglia ad una lettera, che tutti noi dovremmo leggere.

 «Si sta concludendo un periodo storico difficile ed inedito, in cui per la prima volta l’insegnamento è stato privato del contatto umano e reso totalmente digitale o quasi. Un passo forzato che prima o poi la didattica avrebbe dovuto affrontare, poiché gli strumenti utilizzati in classe sono mediamente ancora solo i libri di testo antidiluviani e il processo di apprendimento passa da esercizi su esercizi su esercizi, di cui ogni virgola sbagliata è mezzo voto in meno (così faceva la mia prof di latino e questo meccanismo non è molto cambiato nel tempo).

Siamo delle macchine, imperfette e inutili rispetto a quelle vere, ma alla fine cosa abbiamo davvero capito?

La DAD (Didattica a Distanza), poi DDI (Didattica Digitale Integrata) si è posta fin da subito all’interno di questa sfida: riuscire a cambiare modo di fare scuola.

Una didattica a distanza come può sopravvivere nel sistema di valutazione classico, vista la facilità al copiare o a farsi suggerire, senza compromettere la validità di valutazione?

Tralasciando gli slogan e i discorsi politici per cui la DAD (mi piace chiamarla così, d’altronde ad un figlio non cambi mica il nome dopo un anno, ndr) sembrasse dapprima perfetta mentre oggi risulti intollerabile, mi sono reso conto fin dal principio che una didattica del genere avrebbe richiesto, idealmente,  tempi e modalità diverse nel valutare l’apprendimento.

La DAD sarebbe forse stata vincente se avessimo proseguito come nei primi mesi, in cui l’organizzazione latitava e i ragazzi potevano contattare noi insegnanti alle 11 come alle 14 del pomeriggio.

Però tu, insegnante, eri a disposizione, se necessario anche su whatsapp, in maniera meno rigida,

con meno ore ma “fatte meglio”.

La DAD richiede una valutazione diversa da quella canonica.

Supponendo che il ragazzo possa in qualche modo avere accesso a qualunque materiale quando interpellato, bisogna vedere cosa ha effettivamente recepito da esso. Come? Permettendogli di lavorare per conto proprio, facendogli realizzare delle presentazioni da esporre e su cui fare domande.

La classica prova con domande e risposte invertite vuol dire che arriva alla fine chi riesce ad organizzarsi meglio e non necessariamente chi ha le competenze. E viceversa.

Il terreno era fertile e richiedeva un modo di fare scuola diverso, per cui forse un tipo di scomposizione di polinomi sarebbe stato dimenticato comunque ma il concetto e l’applicazione sarebbe stato certamente capito meglio.

Le premesse erano queste ma, la verità, è che noi non siamo stati pronti.

Vincolati a regolamenti di istituto che obbligano ad avere un tot di valutazioni ed ai nostri classici schemi siamo arrivati a riprodurre sei ore di lezione continuative pretendendo telecamere accese e senza dare al ragazzo la possibilità di rifiatare, di mangiare una merenda mentre seguiva, di sfruttare la comodità di casa in un momento senza il calcio, senza gli amici, senza un vero svago.

Ottenendo due effetti opposti. da un lato il totale rifiuto di una didattica ancora più noiosa di prima, dall’altro la realizzazione di manichini umani che ti guardano e ti fanno sentire bravo ma la cui curva d’attenzione cala drasticamente, senza la possibilità di parlare col vicino o avere i tempi morti di una lezione fisica.

Sono morti i tempi morti.

Non penso però che la DAD abbia fallito del tutto.

In tante classi i pelandroni si stanno mettendo sotto e probabilmente coloro che avrebbero abbandonato l’avrebbero fatto comunque. Chi può dirlo!

Con il passare del tempo le scuole hanno offerto tablet in comodato d’uso. Le possibilità di studiare ci sono.

Penso che abbiamo fallito noi.

Luci e ombre della DAD, dicevamo, appunto.

Quando abbiamo interrogato senza chiedere al ragazzo come avesse ragionato, soffermandoci solo sula correttezza dell’esercizio affidatogli.

Quando abbiamo letto le pagine del libro invece di metterci a usare due slider su geogebra.

Quando abbiamo dato i compiti come sempre invece di sfruttare la tecnologia e far realizzare qualcosa di pratico ai ragazzi.

Insomma abbiamo fallito come falliamo di solito, forse anche meno in alcuni casi.

Con la pandemia più grave degli ultimi cento anni attorno a noi.»

Carmine Monaco

*luci e ombre della DAD

Lascia un commento