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La nostra scuola- il nostro metodo

METODO BUBBELLI-TM

SECOND SCHOOL METODO BUBBELLI

Il progetto ha come obbiettivo la ridistribuzione delle possibilità. Una sorta di “second school” che crea un metodo d’apprendimento specifico per ogni allievo.

IN COSA CONSISTE IL NOSTRO METODO?

Il metodo Bubbelli si articola in tre branche sequenziali:

  1. Tracciare un quadro “empatico” di ogni alunno, captarne le predisposizioni.

Ci siamo ispirati, per la creazione di questa branca, al Reggio Emilia Approach e Metodo Danese.

Durante questa fase si parla con l’alunno, ma soprattutto lo si ascolta, mediante un dialogo aperto.

  1. Si valuta il grado di pressione che il sistema scolastico tradizionale esercita sull’alunno.
  2. Si valuta il grado di fiducia in se stessi.
  3. Si valuta il grado di empatia.
  4. Si valuta il grado di curiosità e perseveranza.
  5. Si valuta la natura dell’aspettativa che l’alunno ha su sé stesso.

La traccia di questi tratti  servirà al professore per elaborare un metodo d’insegnamento personalizzato.

  1. Tracciare un quadro delle conoscenze dello studioso, captarne lacune e i punti di forza, mediante un’“interrogazione morbida” il cui scopo è puramente analitico e scevro da giudizi.

 Allo studioso è chiaro fin da subito che la prima interrogazione dialogata funge unicamente da punto di partenza che servirà a tracciare il percorso didattico personalizzato.

L’insegnante è una sorta di illustratore della materia, che opera a fianco dello studioso e mai sopra.

Concetto su cui si pone l’accento fin dalla prima lezione.

  1. Percorso di insegnamento.

A questo punto, con dati alla mano emessi dai primi due punti, si costruisce un percorso didattico personalizzato, finalizzato alla comprensione in toto degli argomenti.

Le lezioni sono così articolate:

  1. Introduzione intuitiva del concetto.
  2. Esposizione degli strumenti intellettivi.

 3. Formalizzazione del concetto.

  1. Esposizione degli algoritmi risolutivi (schemi, mappe concettuali, sillogismi aristotelici).
  2. Esercitazione.
  3. Conclusioni e casi limite.

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