Il sonno dei bambini

Barbara BOVE ANGERETTI CONSULENTE PER IL SONNO E L'EDUCAZIONE EMPATICA

Il sonno dei bambini

Ultimamente sembra che vadano molto di moda consigli tipo:

“Non tenerlo in braccio per addormentarlo, altrimenti ricercherà la stessa modalità quando si
risveglia”

“Non allattarlo per addormentarlo, altrimenti ti cercherà ad ogni risveglio”

“Non toccarlo, coccolarlo, accarezzarlo ecc. altrimenti cercherà la stessa cosa quando si sveglia”

E potete fare copia incolla con altri consigli simili, praticamente all’infinito.
Alcuni definiscono questi comportamenti “stampella del sonno” o “associazioni del sonno
sbagliate”, o ancora “abitudini da associazione” ma questi termini, che fanno riferimento a reali e
diagnosticabili disturbi del sonno, sono usati in modo improprio per riferirsi alla sana e fisiologica
ricerca di contatto da parte del bambino e per lo sviluppo di un buon legame di attaccamento.
Ma quindi… un bambino che si addormenta attaccato al seno della mamma, ha
qualche patologia??
Un bambino che chiede di stare vicino alla mamma per addormentarsi, soffre
di qualche disturbo??
Il fatto che un bambino (non specifico fino a che età perché può essere fuorviante) non si riesca
ad addormentarsi da solo e chieda il contatto con il genitore o chi si occupa di lui, È NORMALE.
La notte per gli animali che vivono di giorno (uomini inclusi) è un momento particolare, diventiamo
vulnerabili perché non possiamo più affidarci ai nostri sensi, la nostra percezione svanisce, per
rilassarci e “lasciare andare” dobbiamo sentirci al sicuro, protetti in un luogo sicuro.
Un adulto ha razionalmente compreso che la propria casa, il proprio letto sono “luoghi sicuri”, per
un bambino invece il “luogo sicuro” è uno soltanto: la mamma.
Non c’è niente che non và in un bambino che non riesce a gestire il sonno in autonomia,
“funziona” perfettamente e non deve IMPARARE A DORMIRE: sà già farlo!

“Ma come? Quindi non devo addestrare (alcuni usano questo termine!) o
insegnare a mio figlio a dormire?”
Abbiamo forse insegnato ai nostri figli a stare seduti? A camminare? A prendere gli oggetti? A parlare?
Forse pensiamo che possa essere così, ma non è vero.
Queste tappe evolutive vengono acquisite indipendentemente dalla nostra volontà di impartire un
“insegnamento”, semplicemente ogni competenza compare al momento giusto,
ovvero quando lo sviluppo neurologico, emotivo e motorio lo consentono.
Se concordiamo sul fatto che queste competenze vengano acquisite spontaneamente dai
bambini, perché concentriamo così tanto le nostre aspettative sulla famigerata
autonomia del sonno?
Le opinioni dei nostri amici e famigliari influiscono sulle nostre aspettative?
Sentiamo il peso del confronto con i figli delle altre mamme che dormono tutta la notte?
Il pediatra ha detto che è ora di staccarlo perché ormai non serve più?
In ogni campo, ci sono pensieri e opinioni diverse, se non vi fidate di quello che dice un medico o
un professionista, chiedete un altro parere, se sentite che le indicazioni che avete ricevuto
sono in contrasto con quanto secondo voi è giusto, verificate le informazioni che vi
vengono date, chiedete riferimenti e se ancora non siete convinte, cercate un altro parere.
So per esperienza personale che doversi andare a cercare le informazioni da sole, spesso è
proprio difficile, porta via tempo, impegno e attenzione, ma davvero è fondamentale se sentite
che ciò che vi viene suggerito è in contrasto con ciò che sentite essere giusto.
Vediamo un po’ di capire quali sono i reali disturbi del sonno e da cosa dipendono.

I “Disturbi del sonno per associazione” sono quadri patologici solo nel momento in cui un
elemento o un comportamento siano indispensabili per addormentarsi, in assenza dei quali,
l’addormentamento risulta molto difficoltoso o impossibile.
Alcuni “Elementi” potrebbero essere:
1) La costante presenza di una luce
2) La costante presenza di un rumore (per esempio il rumore bianco)
3) La presenza di un apparecchio TV acceso
4) La disponibilità del biberon con un certo tipo di latte.

I “Comportamenti” potrebbero essere:
1) Far oscillare ritmicamente la culla
2) Camminare senza sosta
3) Girare in automobile (ultimamente ho visto anche una pubblicità che ripropone questa cosa).

In riferimento a questi elementi e comportamenti, che vanno comunque contestualizzati e
valutati in base all’età del bambino, alle sue abitudini, relazioni e ambiente, sarebbe bene non
fossero associati al sonno e qualora questa dipendenza si fosse già instaurata, sarebbe
opportuno iniziare un cambiamento.
Stiamo parlando però di elementi o comportamenti specifici e indispensabili.
Il bambino che chiede la semplice presenza e vicinanza con il genitore per riaddormentassi e lo fa
in pochi minuti, sta esprimendo un bisogno, non ha alcun tipo di disturbo, cattiva abitudine,
brutto vizio, né dipendenza alcuna.
Quindi se vi state ancora chiedendo se usare un metodo, vi prego desistete!
Ci sono altri modi per dormire meglio, rispettando i bisogni di vostro figlio!

Barbara Bove Angeretti consulente per il sonno e l’educazione empatica.

A presto, 

Francesca.

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