Sessualità e terapia di coppia

Sessualità e terapia di coppia

Sessualità e terapia di coppia

Il dr. Riccardo Pongetti-psicologo e sessuologo, ci guiderà nei meandri della Terapia di coppia, problematiche nella sessualità e comunicazione tra partner!

Dr. Pongetti, dove affonda le radici la passione per il suo lavoro?

«Personalmente, che io ricordi, dalla primissima infanzia: ricordo che mentre gli altri amichetti volevano ovviamente diventare calciatori, meccanici o carabinieri, io (a parte un breve periodo in cui avrei voluto diventare falegname prima e inventore poi!) ho sempre voluto fare questo nella vita. Credo che in molti casi, la psicologia, almeno quella clinica, affondi le sue radici nella propria condizione familiare e/o comunque contestuale l’ambiente di sviluppo. Sono le domande spesso rimaste irrisolte ad alimentare il fuoco della conoscenza: della propria storia personale prima, delle altrui storie poi.»

Oggi affronteremo, grazie alle sue competenze, un tema delicato ma articolato: terapia di coppia e comunicazione tra partner. Da dove cominciare?

«Parta del presupposto che il primo assioma della comunicazione sostiene che è impossibile non comunicare: comunichiamo anche quando siamo in silenzio, perché stiamo comunicando la nostra volontà di non comunicare. Spesso, le coppie che sopraggiungono in consulenza, hanno enormi difficoltà a comunicar-si e ascoltar-si: molti comunicano, ma con modalità spesso distruttive più che costruttive.

 La buona comunicazione sta alla coppia come l’acqua sta alle radici di una pianta.

 

Quando la comunicazione si assesta su un piano disfunzionale, quando il contenuto sovrasta la forma o viceversa, quando il non verbale comunica discordando con il verbale, si hanno forti ostacoli al processo dialogico e di co-crescita. Questo implica un potenziale arresto anche sul piano sessuale, che è spesso sintomatologico di resistenze molto più profonde e più antiche.»  

Che ruolo hanno le problematiche nella sessualità in tutto questo?

« Come le dicevo, le problematiche sessuali, se si è accertata la loro natura prevalentemente psicogena (tramite i preliminari invii ai colleghi medici) possono essere la punta di un iceberg ben più grande: lavorare su di esse è importante tanto quanto esplorare, congiuntamente, ciò che porta ad un arresto nel ciclo di risposta sessuale della coppia. Attenzione qui: perché quando nella coppia subentra una difficoltà, di qualsiasi natura, bisogna entrare in una prospettiva di analisi sistemica in quanto la coppia è un sistema in cui ognuno influenza il campo dell’altro e viceversa. Questo accade sempre, specialmente a letto. La responsabilità pertanto non dovrebbe mai essere attribuita – esclusivamente – al singolo partner.»

Domanda popolare, esistono consigli “standard” da considerarsi evergreen per le coppie o le terapie si fondano unicamente su basi soggettive?

«Ovviamente esistono, ma nel limite del soggettivo! Ultimamente scorgo molti colleghi che, ad esempio, parlano di tossicità o di narcisismo, dispensando consigli su come affrontare determinati temi in linea molto generale, pensiamo alle moltissime infografiche che vediamo sui social. Qui entriamo nel campo del marketing piuttosto che della clinica e sarebbe meglio fermarsi prima di aprire il vaso di Pandora. Quello che mi sento di dire è che l’apprendimento è un processo fortemente esperenziale: pertanto ciascuno, per apprendere al meglio, dovrebbe farne esperienza diretta per poi elaborare le proprie strategie di coping così da affrontare una qualsiasi problematica, sia essa di natura sessuologica, psicologica o relazionale nel proprio e unico modo. Generalmente e in modo estremamente sintetico possiamo dire che una terapia, è un abito su misura che bisogna cucire sulla persona o sulla coppia, un centimetro alla volta, passo dopo passo. Pertanto, mentre i consigli e le info-grafiche possono aiutare a far riflettere, credo che questi stazionino nella memoria a breve termine. Se si vuole davvero procedere verso un apprendimento più profondo, il “consiglio” che mi sento di dare è quello di farne esperienza diretta in terapia, così da far stazionare l’apprendimento nella memoria a lungo termine.»

Lei mette la sua professionalità a fruibile disposizione di chiunque ne necessiti tramite la possibilità di effettuare consulenze online e questo, visto l’attuale periodo storico, risulta estremamente prezioso. Dal suo punto di vista, però, ha riscontrato divergenze invalidanti rispetto al metodo vis à vis?

«Rispetto a questo tema tra setting online e setting in vivo il dibattito è, oggi più che mai, fortemente acceso: nella mia esperienza posso dirle che il setting online funziona, specie se si è costruita un’ottima alleanza con il paziente e la coppia. Credo anche che, online, in qualche modo la comunicazione subisca un rallentamento: primo per ovvie ragioni di connessione, secondo per un potenziale minore di osservazione del non verbale e del paraverbale, elementi centrali nell’analisi del processo. Molto credo dipenda anche dalle personalità della coppia/triade terapeutica: chi ha bisogno di maggiore vicinanza prossemica, come ad esempio avviene nel setting fisico dello studio del terapeuta, potrebbe soffrire maggiormente la distanza dell’online. Dall’altro lato, è proprio l’online che permette di incontrare anche persone fisicamente lontanissime. Nonostante ciò, credo comunque che la consulenza online funzioni bene.»

La soddisfazione di un successo professionale, nel suo settore, vale doppio! Come ci si sente quando non si riesce a trionfare, se le è mai capitato?

«Credo che parlare di trionfo presupponga una base individualistica e soggettiva, mentre la natura della terapia è fortemente relazionale e intersoggettva: mi spiego meglio. Spesso si pensa alla professione psicologica in modo magico: se si va dal professionista della salute mentale “sicuramente si risolveranno i propri problemi, altrimenti cosa ci vai a fare?”. Questo tipo di pensiero implica un pregiudizio di base, una sorta di diffusa diffidenza verso la psicologia, come se il potere delle parole venisse sottovalutato. Questo avviene perché la natura delle nostre relazioni è fortemente influenzata dalla matrice capitalistica che influenza il circuito economico di scambio “merce-denaro”. Siamo abituati a pagare ciò che vediamo concretamente, ciò che possiamo toccare con mano. Tornando a noi, un “insuccesso” terapeutico implica comunque un percorso di riflessione e crescita, una strada che si è percorsa insieme e che in qualche modo può aver fatto interrogare il singolo, o la coppia, sulla domanda riportata in consulenza: perciò, anche il solo fermarsi e chiedere aiuto è un successo dal punto di vista della propria crescita umana e unicamente personale. »

Grazie, dr. Pongetti, per le sue preziose parole.

Ricordo ai nostri lettori che il Dr. Riccardo Pongetti riceve sia online che a studio su Roma, presso l’Istituto di Sessuologia Scientifica ed a Tivoli, presso il Centro Imago.

Potete trovarlo in direct sulla sua pagina instagram davvero interessante (cliccando qui) oppure scrivere al suo indirizzo email qui 

Scegliete sempre con cura i professionisti a cui affidarvi!

A presto, 

Francesca.

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