You are currently viewing Diventare consapevoli e autorealizzativi

Diventare consapevoli e autorealizzativi

Diventare consapevoli e autorealizzativi.

Neuroscienze, Formazione e Prevenzione.

Questa non è un’intervista, ma una bellissima riflessione a mo’ di flusso di coscienza del Dott. Capobianchi Simone (al quale vi verrà voglia di scrivere appena finirete di leggere l’articolo. Ps: potete contattarlo cliccando qui), la cui lettura risulta scorrevole, illuminante e fa davvero ben sperare nelle figure professionali giovani, appassionate ed animate da quintali di sensibilità intelligente. 

«Negli ultimi anni mi sono impegnato a circoscrivere. Esiste una quantità impressionante di ricerche, teorie, informazioni, studi, in ogni ambito della Salute Mentale.

Non mi stupisce che ancora oggi le persone non abbiano confidenza con certe tematiche e che non gli diano sempre la giusta credibilità, ma da professionista mi imbarazza sapere che nel 2021 abbiamo ereditato un retaggio del genere, mi imbarazza perché è stato un chiaro errore comunicativo tra professionisti e utenti,
mi imbarazza perché un errore comunicativo può invalidare una parte della società, rallentare il progresso e allontanare l’obiettivo di rendere le persone consapevoli e responsabili del proprio benessere psicofisico.

Ho un background prettamente clinico-riabilitativo, ma una buona fetta della mia professione si è sviluppata nell’ambito della formazione, è stato  spontaneo ad un certo punto unire alcuni punti in comune e comprendere che in mezzo a tanta polvere ci sono alcuni strumenti che dovrebbero conoscere tutti, non solo chi si trova nella condizione di dover fare un percorso di riabilitazione e/o cura.

Mi chiedevo perché alcuni importanti strumenti sulla percezione del proprio pensiero, sulla gestione dello stress, della comunicazione/relazione non potessero essere acquisiti da tutti, insegnati preventivamente.

Questo processo si chiama prevenzione primaria ma in Italia è inspiegabilmente vista come un concetto oscuro, nonostante sia, invece, la prima forma di tutela, il primo scudo.

Così ho deciso di sperimentare alcune tecniche nate nelle neuroscienze nell’ambito formativo, quello che più di tutti mi permetteva di fornire uno strumento preventivo a persone che non si sarebbero mai avvicinate spontaneamente, non mi sono inventato nulla, sia chiaro, ogni strumento è “Evidence – Based”.

Iniziai presto a osservare che questi strumenti non solo implementavano un buon stato di benessere psicofisico ma davano la possibilità alla persona di aumentare la propria performance, effettuare strategie più efficienti per raggiungere i propri obiettivi, gestire lo stress, le relazioni e, diventare consapevoli di meccanismi che ci appartengono ma che non vengono insegnati da nessuna parte, se ne dimenticano le scuole, i media comuni, il mondo del lavoro.

Mi sono reso conto che conoscere un fenomeno è già di per sè liberatorio e permette alle persone di rendersi conto autonomamente di quanto sia importante saper gestire i propri processi, per questo ci tengo
sempre a fare molta didattica ed informazione.

Ti faccio l’esempio dello Stress, tutti ne parlano, tutti lo subiscono, pochi che non siano professionisti sanno cosa sia veramente e se qualcosa che senti sulla tua pelle non la conosci, diventa un mostro e i mostri li sentiamo estranei, ci fanno paura.

Quando finalmente invece si fa informazione, si comprende che è un meccanismo fisiologico evoluzionistico che ci appartiene e che va gestito, il mostro scompare e torna ad essere parte di noi. Ma ancora oggi ci insegnano presto ad andare in bicicletta, non a gestire i nostri meccanismi fisiologici. Il bio-feedback dovrebbe essere una materia alle elementari, salvaguarderemmo più vite che con le ore di geografia.
Dunque rendendomi conto che prendere in prestito strumenti e visioni delle neuroscienze e portarle in contesti formativi aveva riscontri migliori del previsto, ho iniziato a studiare ed osservare le storie delle persone che consideriamo fortemente auto-realizzative, che hanno raggiunto le tappe che volevano, i modelli a cui spesso ci ispiriamo e mi sono reso conto che avevano numerosi tratti in comune e delle
competenze e capacità in comune ben definite e quantificabili.

Qualcosa che non stupirà molti professionisti del settore e studiosi ma stupisce tutte le altre persone, se queste informazioni gli vengono delineate, fornite e rese tangibili, trasformate in strumenti di applicazione.

Così ho capito che si potevano costruire percorsi adatti a tutti, utili nella dimensione sia privata che professionale e con il grande valore di fare prevenzione primaria, incrementare il benessere psicofisico e il grado di soddisfazione personale, con poca “fuffa”, lasciando alle persone strumenti adatti da utilizzare nella vita quotidiani, dando risalto alla propria consapevolezza e autonomia.

Questo è ciò che faccio oggi nella mia professione: circoscrivo.

Con questo metodo sono uscite fuori un sacco di cose interessanti, una ad esempio è nata da pochissimo un progetto ambizioso che si chiama “F.I.E.R.O.” so che è un gioco di parole banalissimo ma mi rende davvero fiero: nato insieme a Sebastiano Turchiarelli, un Manager di spessore oltre che un amico, vive e lavora in
Olanda da anni.

Insieme abbiamo preso tutto quel bagaglio di strumenti di cui parlavo e gli abbiamo dato un taglio di fruibilità massima, mettendo insieme le mie concezioni, quelle scavate, lente, ragionate, da “topo di laboratorio” e le sue esperienze: pratiche, immediate, spietate del mondo del lavoro di oggi , quelle da “squalo”, riuscendo così a creare un percorso che riesce a cucire addosso strumenti di Percezione, Comunicazione, Relazione e Motivazione nell’arco di tre incontri intensivi, ma siccome bisogna prendersi cura nel tempo di tutto figuriamoci delle persone che sono in continuo cambiamento, abbiamo deciso di rendere il percorso infinto creando una Community nel quale abbiamo tutti, noi compresi, la possibilità di aggiornare, migliorare, modificare e apprezzare continuamente nuovi strumenti e conoscenze.

Col tempo diventerà un ecosistema, un organismo a sè, sono convinto, e quando respirerà a sufficienza dell’interesse e delle interazioni tra le persone che hanno a cuore la voglia di migliorarsi e mettere a punto nuovi strumenti sempre più funzionali, non avranno nemmeno più bisogno di noi che lo abbiamo inventato!

E io nel frattempo continuo a circoscrivere.»

Dott. Capobianchi Simone

 

Lascia un commento